Li Xiaoyong per l’Ambasciata Cinese: “Italia e Cina partner strategici per affrontare insieme le sfide globali”

Il rapporto tra Italia e Cina, le prospettive dell’economia cinese, l’innovazione tecnologica e il ruolo della cooperazione internazionale in uno scenario geopolitico sempre più complesso sono stati al centro dell’incontro organizzato da Fondazione Roma Europea, che ha ospitato, presso il Reale Circolo Canottieri Tevere Remo Li Xiaoyong, Incaricato d’Affari ad Interim dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese in Italia.

Un confronto dedicato ai rapporti tra Oriente e Occidente, nel quale il rappresentante diplomatico cinese ha delineato la visione di Pechino sulle principali trasformazioni economiche e internazionali, sottolineando la necessità di rafforzare il dialogo tra i popoli e la collaborazione tra le due economie.

Italia e Cina, un rapporto fondato sulla cooperazione

Aprendo il suo intervento, Li Xiaoyong ha evidenziato come Italia e Cina condividano un patrimonio storico e culturale unico, capace ancora oggi di rappresentare un punto di forza per sviluppare nuove opportunità di collaborazione.

Secondo il diplomatico, entrambi i Paesi sono eredi di grandi civiltà che hanno contribuito allo sviluppo della cultura mondiale e che oggi possono trasformare questa eredità in un vantaggio competitivo, favorendo nuovi scambi economici, tecnologici e culturali.

Un rapporto già consolidato anche attraverso il mondo dell’istruzione: sono infatti oltre 50.000 gli studenti cinesi che scelgono l’Italia per la propria formazione, testimonianza di un legame che continua a rafforzarsi anche tra le nuove generazioni.

L’economia cinese tra stabilità, innovazione e apertura internazionale

Nel corso dell’incontro, Li Xiaoyong ha illustrato l’attuale fase di sviluppo dell’economia cinese, riconoscendo che i ritmi di crescita non sono più quelli di vent’anni fa, ma sottolineando come la Cina continui a distinguersi per alcuni elementi strutturali.

Tra questi ha indicato innanzitutto la stabilità economica, accompagnata da un forte investimento nell’innovazione scientifica e tecnologica.

Il Governo cinese, ha spiegato, sta concentrando le proprie risorse in settori strategici come intelligenza artificiale, informatica quantistica, circuiti integrati, robotica, aerospazio e fusione nucleare, considerati fondamentali per sostenere una crescita di alta qualità.

A questi si aggiungono il dinamismo del sistema produttivo, favorito da politiche orientate alla flessibilità delle imprese, e una crescente apertura, integrazione, verso il mercato internazionale.

“La Cina non vuole essere soltanto la fabbrica del mondo, ma un motore della crescita mondiale.”

Un mercato sempre più aperto agli investimenti esteri

Nel delineare la strategia economica cinese, Li Xiaoyong ha ricordato anche le recenti misure adottate per favorire gli scambi internazionali.

Tra queste, l’estensione dell’esenzione dal visto per i cittadini di numerosi Paesi e la volontà di facilitare ulteriormente l’accesso delle imprese straniere al mercato cinese, sostenuta anche dalla solidità delle riserve valutarie del Paese.

Secondo il diplomatico, la Cina punta a rafforzare il proprio ruolo di grande mercato globale, incentivando consumi interni e nuove opportunità di investimento.

Le sfide internazionali e il valore del dialogo

Ampio spazio è stato dedicato anche all’attuale scenario geopolitico.

Li Xiaoyong ha descritto il contesto internazionale come “complesso e frammentato”, sottolineando tuttavia alcuni segnali di distensione nelle principali aree di crisi.

Tra gli elementi evidenziati figura la capacità della Cina di mantenere la propria resilienza anche in presenza delle tensioni internazionali che interessano le principali rotte energetiche (il riferimento è al blocco del Canale di Hormuz), grazie anche al crescente sviluppo delle energie rinnovabili, che rappresentano ormai una quota molto significativa della produzione energetica nazionale, circa il 70%.

Sul piano della politica estera, il rappresentante dell’Ambasciata ha ribadito l’impegno della Cina nel promuovere un approccio fondato sul dialogo, sulla cooperazione e sulla ricerca di soluzioni diplomatiche alle controversie internazionali.

“Dobbiamo essere amici e risolvere così i problemi”, ha affermato, riconoscendo come questo obiettivo sia oggi sempre più difficile ma anche sempre più necessario.

Lo spirito della Via della Seta come modello di cooperazione

Nel suo intervento, Li Xiaoyong ha richiamato anche il significato storico della Via della Seta, definendola non soltanto una rotta commerciale, ma un simbolo di pace, dialogo e scambio tra civiltà.

Secondo il diplomatico, proprio quello spirito può rappresentare ancora oggi un modello utile per affrontare le grandi sfide globali, in un momento caratterizzato da tensioni geopolitiche, protezionismo economico e crescente instabilità internazionale.

Italia e Cina, ha osservato, condividono inoltre il sostegno al ruolo delle Nazioni Unite e alla centralità del dialogo multilaterale come strumento per la risoluzione delle controversie, opponendosi alle logiche di contrapposizione e ai conflitti.

Verso il futuro

In conclusione, guardando al futuro dei rapporti bilaterali, “sono certo che il rapporto tra Cina e Italia continuerà a rafforzarsi”, nella convinzione che cooperazione, innovazione e dialogo rappresentino oggi le basi più solide per affrontare insieme le sfide del futuro.


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Raffaele Fitto a Roma Europea: “L’UE deve diventare più veloce, flessibile e capace di decidere”

Raffaele Fitto, Vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla Coesione e alle Riforme, è stato protagonista di un nuovo appuntamento del ciclo di incontri promosso da Roma Europea presso la Fondazione Villa Maraini.

Nel corso del confronto, Fitto ha offerto una riflessione ampia sul futuro dell’Unione Europea, soffermandosi sulle sfide geopolitiche, economiche e sociali che stanno ridefinendo il ruolo delle istituzioni europee e il rapporto con gli Stati membri.

«Viviamo una fase molto complessa», ha spiegato, evidenziando come gli strumenti decisionali costruiti in un contesto più stabile si trovino oggi a confrontarsi con un mondo caratterizzato da cambiamenti rapidi e crisi sempre più frequenti. Dalle tensioni internazionali che interessano le principali rotte energetiche globali fino alle nuove esigenze di sicurezza e competitività, secondo Fitto l‘Europa è chiamata a dotarsi di meccanismi più flessibili ed efficaci per rispondere alle emergenze e alle trasformazioni in atto.

La capacità decisionale dell’Unione Europea

Uno dei passaggi centrali del suo intervento ha riguardato il tema della capacità decisionale dell’Unione Europea. «La complessità dei processi decisionali spesso non consente la rapidità necessaria nell’esecuzione delle scelte», sottolineando la necessità di una governance più snella e di strumenti in grado di adattarsi velocemente ai mutamenti dello scenario internazionale.

Tra gli esempi citati, Fitto ha richiamato anche le recenti tensioni internazionali che interessano lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi energetici mondiali. Situazioni di questo tipo, evidenziano quanto l’Europa debba essere in grado di reagire rapidamente a shock esterni che incidono direttamente sulla sicurezza energetica, sull’economia e sulla competitività del continente. Da qui la necessità di una maggiore flessibilità, efficacia e semplificazione nei processi decisionali europei.

Guardando al futuro, Fitto ha richiamato l’appuntamento del 2027, quando ricorreranno i settant’anni dei Trattati di Roma. Un anniversario che rappresenterà non soltanto una celebrazione storica, ma anche un’occasione per riflettere sull’architettura istituzionale dell’Unione Europea e sul rapporto tra Bruxelles e gli Stati membri.

La politica di coesione come opportunità

Ampio spazio è stato dedicato alla politica di coesione, definita da Fitto come uno degli strumenti più importanti, ma spesso meno conosciuti, dell’azione europea. In vista della definizione del quadro finanziario pluriennale 2028-2034, il Vicepresidente della Commissione ha evidenziato la necessità di costruire un bilancio europeo capace di rispondere alle nuove sfide strategiche del continente.

In questo quadro la Commissione europea sta lavorando a una strategia che consenta una maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse disponibili, adattando gli strumenti finanziari alle nuove esigenze emerse negli ultimi anni rispetto allo scenario originariamente immaginato durante la fase post-pandemica. Tra le nuove priorità individuate figurano la difesa, la gestione delle risorse idriche, le politiche per la casa, la competitività e l’energia.

Fitto ha inoltre richiamato l’attenzione sulle difficoltà che ancora oggi rallentano la capacità di trasformare rapidamente le risorse disponibili in investimenti concreti. Da qui la scelta della Commissione europea di puntare con decisione sulla semplificazione amministrativa. «Per la prima volta esiste una delega specifica alla semplificazione», ha ricordato, indicando nella riduzione della frammentazione dei programmi e nella razionalizzazione degli strumenti finanziari una delle principali direttrici di riforma.

L’esperienza del PNRR

Un capitolo significativo è stato dedicato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Fitto ha ricordato come il PNRR rappresenti un passaggio storico per l’Unione Europea, essendo nato attraverso l’emissione di debito comune europeo. Un’esperienza che, secondo il Vicepresidente della Commissione, ha prodotto risultati significativi per l’Italia. A sostegno di questa valutazione ha richiamato le analisi di BCE, Banca d’Italia, OCSE e Fondo Monetario Internazionale, che hanno evidenziato il contributo positivo del PNRR alla crescita economica e alla modernizzazione del Paese. Questa esperienza oggi richiede un aggiornamento capace di tenere conto delle nuove condizioni economiche e geopolitiche.

Le sfide del futuro: mercato e demografia

Guardando alla prossima programmazione finanziaria europea, Fitto ha illustrato la struttura su cui si sta sviluppando il confronto per il bilancio 2028-2034. Tra i pilastri individuati figurano il programma nazionale e regionale di partenariato, destinato a semplificare e coordinare l’utilizzo delle risorse; il capitolo dedicato alla competitività, finalizzato a rafforzare il mercato interno europeo, che conta oltre 450 milioni di cittadini ma continua a presentare numerose barriere; e la dimensione esterna, attraverso il programma Global Europe, pensato per consolidare il ruolo dell’Unione nello scenario internazionale e rafforzarne la capacità competitiva nei confronti delle altre grandi aree economiche del mondo.

Un’altra grande sfida indicata da Fitto riguarda la demografia. Mentre vaste aree interne, rurali e insulari continuano a perdere popolazione, circa due terzi degli europei vivono oggi nelle aree urbane. Una trasformazione che impone nuove politiche per la mobilità, i trasporti, l’accesso ai servizi e la qualità della vita nelle città. In questo contesto il Vicepresidente della Commissione ha richiamato il ruolo strategico che i centri urbani saranno chiamati a svolgere nel prossimo ciclo di programmazione europea, anche attraverso strumenti dedicati e una maggiore attenzione alle politiche urbane integrate.

In questo contesto assume particolare rilevanza il principio del “Right to Stay”, il diritto per ogni cittadino di poter scegliere liberamente se restare a vivere nel proprio territorio senza essere costretto a trasferirsi per mancanza di opportunità. Una prospettiva che dovrà rappresentare uno degli assi portanti della futura politica di coesione europea.

Competitività e autonomia

Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema della competitività europea e della transizione ecologica e del Green Deal europeo. Pur condividendo gli obiettivi della sostenibilità ambientale, ha sottolineato la necessità di riflettere sulle modalità e sui tempi di attuazione delle politiche europee, affinché la transizione non finisca per mettere sotto pressione il sistema produttivo e industriale europeo. Una riflessione che investe più in generale il modello di governance e la capacità dell’Europa di accompagnare il cambiamento senza perdere competitività.

Nelle conclusioni Fitto ha ribadito la necessità di rafforzare la dimensione europea nell’affrontare le grandi questioni contemporanee. Dalla sicurezza energetica alla competitività industriale, fino alle sfide geopolitiche globali, l’obiettivo deve essere quello di costruire una maggiore autonomia strategica europea e superare le dipendenze che negli ultimi anni hanno mostrato tutti i loro limiti, a partire dalle conseguenze dell’invasione russa dell’Ucraina. In questa prospettiva assumono un ruolo centrale il Mediterraneo e l’Africa, aree con cui l’Europa e l’Italia sono chiamate a costruire relazioni sempre più solide e strategiche per affrontare le trasformazioni del nuovo scenario internazionale.

Una sfida che passa attraverso una maggiore capacità decisionale, una governance più efficace e una visione comune capace di coniugare crescita, sicurezza e coesione sociale.

Chi è Raffaele Fitto

Raffaele Fitto è Vicepresidente esecutivo della Commissione europea con delega alla Coesione e alle Riforme. Ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali, tra cui Presidente della Regione Puglia, Ministro della Repubblica ed eurodeputato. Dal 2022 al 2024 è stato Ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNRR. Oggi è tra i principali protagonisti delle politiche europee per lo sviluppo, la competitività e la coesione territoriale dell’Unione Europea.

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Giampaolo Rossi: “La Rai è un asset industriale e culturale del Paese da difendere”

La Rai non è soltanto televisione. Non è solo il Festival di Sanremo, il racconto politico o il terreno quotidiano dello scontro mediatico. È soprattutto una delle più grandi infrastrutture culturali e industriali italiane, capace di raccontare il Paese a sé stesso e al mondo, sostenendo l’intera filiera dell’audiovisivo nazionale. Una realtà che dovremmo sempre difendere.

È questo il messaggio emerso dall’intervento di Giampaolo Rossi, Amministratore Delegato della Rai – Radiotelevisione Italiana, manager e figura di riferimento nel panorama del servizio pubblico italiano, intervenuto nel corso del ciclo di incontri della Fondazione Roma Europea, presso il Circolo Canottieri Aniene. Un confronto ricco di spunti, dedicato al ruolo della Rai nell’epoca della trasformazione digitale e delle nuove piattaforme.

La Rai tra racconto mediatico e realtà industriale

Secondo Rossi, la Rai vive oggi una duplice interpretazione. Da una parte c’è la narrazione pubblica legata al gossip politico, alle polemiche e alle dinamiche del dibattito mediatico. Dall’altra, invece, esiste una realtà aziendale che fuori dai confini italiani viene riconosciuta come un’eccellenza europea.

La Rai è uno dei quattro principali broadcaster pubblici europei”, ha sottolineato Rossi, ricordando come il servizio pubblico italiano operi con risorse inferiori rispetto ai competitor internazionali, anche a causa del canone più basso d’Europa, fermo a 90 euro.

Nonostante questo, la Rai continua a mantenere una struttura produttiva estremamente ampia, con numerosi canali televisivi, radiofonici e digitali, oltre a una piattaforma come RaiPlay, considerata uno dei casi studio più avanzati nel panorama del broadcasting pubblico europeo.

RaiPlay e l’innovazione digitale

Uno dei punti centrali dell’intervento ha riguardato proprio il percorso di trasformazione digitale intrapreso dall’azienda.

La Rai sta cercando di diventare una vera digital media company”, ha spiegato Rossi, parlando di un piano industriale costruito per modernizzare l’azienda, innovarne i linguaggi e renderla sempre più competitiva nello scenario contemporaneo.

In questo percorso, RaiPlay rappresenta uno degli strumenti strategici principali: una piattaforma digitale capace di integrare informazione, fiction, cinema, intrattenimento e contenuti originali, mantenendo viva la funzione pubblica del servizio radiotelevisivo.

Il ruolo della Rai nell’industria audiovisiva italiana

Per Rossi, il valore della Rai non riguarda esclusivamente l’aspetto editoriale, ma anche la sua funzione industriale ed economica.

La Rai, infatti, produce in Italia con produttori italiani, contribuendo a sostenere il cinema, la serialità, il documentario e l’intrattenimento nazionale. Da produzioni internazionali come “L’Amica Geniale” fino al ritorno di grandi progetti come “Sandokan”, il servizio pubblico continua a esportare contenuti italiani nel mondo, rafforzando il racconto culturale del Paese.

“La Rai consente all’Italia di raccontarsi, sia verso sé stessa sia all’esterno”, ha osservato Rossi, evidenziando come il servizio pubblico rappresenti ancora oggi uno dei principali motori culturali nazionali.

Lo sport e il valore democratico del servizio pubblico

Un altro tema centrale affrontato riguarda il ruolo della Rai nello sport.

Negli ultimi quattro anni il servizio pubblico ha investito oltre un miliardo di euro nei diritti sportivi e nella copertura degli eventi, mantenendo vivo un settore strategico che in molti altri Paesi europei è ormai quasi totalmente affidato ai broadcaster privati.

Questo rappresenta un elemento distintivo del modello Rai e della sua funzione democratica: garantire l’accesso universale ai grandi eventi sportivi e culturali, preservando il valore pubblico dell’informazione e dell’intrattenimento.

Il servizio pubblico tra identità, lavoro e innovazione

Nel corso del suo intervento, Rossi ha ribadito anche l’importanza del contratto di servizio che definisce gli obblighi della Rai nei confronti dei cittadini: dalla produzione di contenuti nelle lingue minoritarie alle testate regionali, fino alla diffusione culturale e informativa sul territorio nazionale.

“Per capire davvero cosa sia la Rai non bisogna guardare solo il Festival di Sanremo, ma il dietro le quinte del Festival. Bisogna guardare le centinaia di tecnici, operatori, giornalisti e professionisti che rendono possibile ogni giorno questo grande racconto collettivo del Paese”.

Una realtà produttiva, culturale e occupazionale che oggi, dopo anni complessi, torna anche a registrare un bilancio in utile, segnale di un percorso di riorganizzazione e rilancio industriale che punta a rafforzare il ruolo della Rai nel futuro dei media europei.

Chi è Giampaolo Rossi

Giampaolo Rossi è attualmente Amministratore Delegato della Rai – Radiotelevisione Italiana. Con una lunga esperienza nel settore dei media, della comunicazione e della transmedialità, ha ricoperto ruoli di vertice all’interno della Rai, di Rai Pubblicità e di Confindustria Radio Televisioni.

Nel corso della sua carriera si è occupato di innovazione dei linguaggi, formazione e comunicazione strategica, contribuendo allo sviluppo dell’offerta digitale del servizio pubblico italiano e alla trasformazione della Rai nell’era delle piattaforme e dei nuovi media.



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Monsignor Reina: “I poveri non sono un problema, ma una questione familiare”

Non una lezione, ma una riflessione che intreccia teologia, esperienza e realtà.
L’incontro con Baldassare Reina, Vicario Generale della Diocesi di Roma, promosso dalla Fondazione Roma Europea, si inserisce in quel percorso di confronto che da anni mette in dialogo istituzioni, cultura e società, provando a leggere il presente senza semplificazioni.

Al centro, una domanda che attraversa tutto il suo intervento: cosa significa oggi vivere davvero la fede dentro una società segnata da disuguaglianze, trasformazioni e nuove fragilità?

La risposta parte da un ribaltamento di prospettiva. “I poveri non sono un problema, ma una questione familiare”

Il significato della povertà

Non una formula retorica, ma una chiave interpretativa che sposta il tema della povertà dal piano sociale a quello esistenziale e comunitario. I poveri non sono un oggetto di intervento, ma parte integrante di una relazione. Non qualcosa da gestire, ma qualcuno con cui condividere un’appartenenza.

È qui che il discorso si fa più profondo. Per Reina, la questione dei poveri non è semplicemente una priorità pastorale o politica, ma una dimensione che riguarda il rapporto stesso con Dio.

La distanza tra fede dichiarata e fede vissuta

La fede, in questa prospettiva, non si misura nelle dichiarazioni, ma nella capacità di riconoscere Cristo nella realtà concreta.

“È più facile dire ‘io credo in Gesù’ che riconoscerlo nella carne dei poveri”. È una frattura, quella tra fede professata e fede vissuta, che secondo Reina indebolisce alla radice il senso stesso dell’esperienza religiosa. Una distanza che rischia di trasformare la religione in un sistema di idee, perdendo il suo legame con la vita.

Il cuore del suo intervento sta proprio qui: riportare la fede dentro la realtà. Nei volti, nelle storie, nelle fragilità.

Ma c’è un passaggio ulteriore, forse ancora più radicale: i poveri non sono solo destinatari di attenzione, ma diventano soggetti attivi, portatori di una conoscenza specifica. “I poveri sono soggetti di una specifica intelligenza”.

È una visione che ribalta una prospettiva consolidata. Non più una relazione verticale, in cui qualcuno aiuta e qualcun altro riceve, ma una relazione che si capovolge. Attraverso i poveri si comprende qualcosa di più profondo del Vangelo e, in fondo, della realtà stessa. Non sono solo oggetto di compassione, ma “maestri”, capaci di restituire uno sguardo diverso sul mondo.

Questa impostazione si inserisce dentro una lettura più ampia del tempo presente.

Povertà, economia e meritocrazia: una lettura critica del presente

Reina non si sottrae, infatti, a una riflessione sui modelli economici e sociali contemporanei. Parla di un’economia che “produce sviluppo ma non equità” , mettendo in evidenza una delle contraddizioni più evidenti delle società avanzate.

Ma è soprattutto sul tema della meritocrazia che il suo intervento assume un tono più netto. Definirla “una falsa visione” significa mettere in discussione uno dei pilastri narrativi delle società contemporanee. Non tutti partono dalle stesse condizioni, non tutti hanno le stesse possibilità, e ignorarlo significa alimentare nuove forme di disuguaglianza.

Il riferimento non è ideologico, ma concreto. È il tentativo di leggere la realtà a partire da chi resta ai margini, da chi vive condizioni di fragilità spesso invisibili. Ed è proprio sui margini che si gioca un’altra delle intuizioni più forti del suo intervento: la realtà si comprende meglio da lì.

Dai margini, dai confini, dalle periferie sociali ed esistenziali.

Il ruolo dei giovani e la responsabilità della partecipazione

È una prospettiva che si lega anche al ruolo dei giovani, presenti all’incontro non come spettatori, ma come parte attiva del confronto. Il messaggio che emerge è chiaro: non può esserci cambiamento senza partecipazione. Non può esserci futuro senza responsabilità condivisa. La costruzione di una società più giusta passa anche dalla capacità delle nuove generazioni di tradurre valori in azione, di trasformare il pensiero in pratica.

Europa e radici cristiane: tra identità e credibilità

Nella parte finale dell’incontro, il confronto si sposta su un tema particolarmente caro alla Fondazione Roma Europea: l’identità del continente. Le radici cristiane dell’Europa, spesso evocate, vengono rilette da Reina in chiave concreta.

“Se le radici le diciamo ma non le testimoniamo, c’è un problema” Non è una questione teorica o culturale, ma una questione di credibilità. Le radici non si affermano per dichiarazione, ma per testimonianza. Non basta richiamarle nei documenti o nei discorsi, se non diventano parte viva dei comportamenti, delle scelte, dei linguaggi quotidiani.

Ed è proprio su questo punto che il suo intervento trova una sintesi potente. Alla fine, più che credenti, siamo chiamati a essere credibili. “Alla fine dei nostri giorni non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili”

Una frase che chiude il discorso, ma allo stesso tempo lo riapre. Perché sposta la questione dalla teoria alla responsabilità personale, dal sistema alle scelte individuali.

“Non basta credere, serve essere credibili”: il messaggio finale

L’incontro promosso dalla Fondazione Roma Europea conferma una linea di lavoro precisa: creare spazi di confronto che non si limitino alla superficie dei temi, ma provino a entrare nella loro complessità.

In un tempo segnato da polarizzazioni e semplificazioni, la sfida è costruire letture più profonde, capaci di tenere insieme dimensione culturale, sociale e umana. La riflessione di Baldassare Reina si muove esattamente in questa direzione.

E lascia una domanda aperta, che va oltre l’incontro: quanto siamo disposti, davvero, a trasformare ciò in cui diciamo di credere in qualcosa che si veda?

Chi è Baldassare Reina

Baldassare Reina è Vicario Generale della Diocesi di Roma e rappresenta una delle figure più rilevanti della Chiesa romana.
Ordinato sacerdote nel 1995, ha maturato una lunga esperienza pastorale e teologica, fino ad assumere un ruolo centrale nella guida della diocesi. Nel suo incarico affianca il Papa nella gestione della Chiesa di Roma, con particolare attenzione ai temi sociali, alla formazione e al rapporto tra comunità e istituzioni.


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Andrea Lenzi: “CNR leva strategica per il futuro tra giovani, merito e diplomazia scientifica”

Un intervento denso di visione e concretezza quello di Andrea Lenzi, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), protagonista dell’appuntamento mensile dei convegni della Fondazione Roma Europea, ospitato dal Circolo Antico Tiro a Volo di Roma.

Al centro del suo intervento, il ruolo strategico della ricerca pubblica per lo sviluppo del Paese, la valorizzazione dei giovani e la necessità di una profonda innovazione nei modelli organizzativi e culturali.

Il CNR: una rete capillare al servizio del Paese

Il CNR rappresenta oggi uno dei pilastri della ricerca italiana ed europea, con circa 9.000 ricercatori e oltre 2.000 tecnologi e personale amministrativo, distribuiti in 353 sedi su tutto il territorio nazionale. Una presenza capillare che consente di connettere ricerca, territori e sistema produttivo, contribuendo in modo diretto alla crescita scientifica e tecnologica del Paese.

Nonostante dimensioni e finanziamenti inferiori rispetto ad altri grandi enti di ricerca europei, il CNR si distingue per l’elevata qualità della produzione scientifica, posizionandosi subito dopo la Francia tra i principali enti di ricerca del G6 europeo.

Giovani, merito e investimenti: la scelta del CNR

Con Andrea Lenzi presidente, dal luglio 2025, il CNR ha compiuto la scelta strategica di investire su giovani ricercatori e meritocrazia.
Lo stesso Lenzi ha riportato la recentissima novità, approvata da tutto il Consiglio di Amministrazione il 24 marzo: a fronte di 690 ricercatori reclutati dall’Ente attraverso il PNRR, al di là dei circa 170 già impiegati altrove, le risorse messe a disposizione dal governo con l’ultima legge di bilancio consentiranno la stabilizzazione di 185 profili. Per tutti i restanti 328 contratti in scadenza, il Cnr ha deciso di intervenire con una riallocazione interna del bilancio, riuscendo a prorogare tutti i ricercatori per un ulteriore anno e consentendo loro di partecipare alle imminenti procedure selettive che saranno bandite, per oltre 500 posizioni. Una scelta che rappresenta un segnale forte di attenzione al merito, alle competenze e al valore umano della ricerca.

Un cambio di paradigma: ricerca e impresa

Tra le attuali priorità indicate da Lenzi, emerge anche la necessità di un cambiamento culturale nel rapporto tra ricerca e sistema produttivo. Non deve essere il ricercatore a inseguire il brevetto, ma devono essere le imprese a rivolgersi alla ricerca per rispondere ai propri bisogni, in linea con i grandi modelli internazionali.

Un approccio che renderebbe il trasferimento tecnologico più efficace e naturale, rafforzando il legame tra innovazione scientifica e sviluppo economico.

Le sfide globali: acqua, sostenibilità e diplomazia

Tra i temi affrontati anche le grandi sfide contemporanee, a partire dalla crisi delle risorse idriche. Lenzi ha parlato di una vera e propria “epoca della bancarotta idrica”, sottolineando come il CNR sia già impegnato nello sviluppo di tecnologie per la produzione e il recupero di acqua anche in contesti aridi, contribuendo così a rispondere a una delle emergenze globali più urgenti.

In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, la scienza assume anche un ruolo di mediazione. Secondo Lenzi, il linguaggio scientifico, proprio perché basato su evidenze e dati condivisi, rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per il dialogo tra Paesi: una vera e propria forma di diplomazia scientifica, capace di costruire ponti dove la politica spesso fatica.

Semplificazione e velocità: le riforme necessarie

Altro nodo cruciale è quello della semplificazione amministrativa. La scienza è competizione e cooperazione, ma oggi richiede anche velocità. Lenzi ha sottolineato come l’attuale applicazione del codice degli appalti e della burocrazia italiana possa rallentare in modo significativo l’attività di ricerca, anche per acquisti semplici.

Da qui l’idea di dare vita a un percorso, insieme ad ANAC, volto a individuare strumenti più rapidi e adeguati alle esigenze del settore, accompagnati da un processo di digitalizzazione e riorganizzazione interna già avviato al CNR e accolto con grande favore.

La ricerca pubblica come motore del Paese

In conclusione, Lenzi ha affermato e difeso il valore strategico della ricerca pubblica, un elemento essenziale non solo per l’innovazione tecnologica ma anche per il miglioramento delle politiche pubbliche e della qualità della vita. Anche gli oggetti che utilizziamo ogni giorno nascono dalla scienza. La ricerca può offrire strumenti, competenze e visione a supporto delle istituzioni, configurandosi come un vero driver di crescita per il Paese.

Un messaggio chiaro: investire nella scienza significa investire nel futuro.

Chi è Andrea Lenzi

Andrea Lenzi (Bologna, 1953) è un medico, accademico e ricercatore italiano, professore emerito di Endocrinologia presso l’Università di Roma “La Sapienza” e, dal luglio 2025, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), il principale ente pubblico di ricerca in Italia.

Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977, si è specializzato in Endocrinologia, Andrologia e Fisiopatologia della riproduzione umana, svolgendo attività di ricerca anche presso istituzioni internazionali come l’Istituto Pasteur di Parigi e la Burn Hall Clinic di Cambridge.

È autore di oltre mille pubblicazioni scientifiche e rappresenta una figura di riferimento a livello internazionale nel campo delle scienze biomediche.

Nel corso della sua carriera ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali di rilievo, tra cui la presidenza del Consiglio Universitario Nazionale (CUN) e del Comitato Nazionale dei Garanti per la Ricerca, oltre alla guida del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

È inoltre promotore di iniziative internazionali sul rapporto tra salute e ambiente urbano, in qualità di Chairman della Cattedra UNESCO sull’Urban Health e guida del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri..

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Riflessioni sulla violenza

Roma, 7 ottobre 2025 – La Fondazione Roma Europea invita a una serata di profonda riflessione su un tema cruciale della nostra società. Martedì 7 ottobre 2025, alle ore 19.00, il Circolo Ufficiali delle Forze Armate d’Italia (Via XX Settembre n. 2) ospiterà un importante convegno intitolato: “La violenza non ha GENERE, la violenza non ha SESSO, la violenza non ha SENSO”.

L’evento si propone di analizzare la violenza in tutte le sue sfaccettature, superando le categorizzazioni e invitando a una visione olistica e priva di pregiudizi del fenomeno. L’obiettivo è quello di stimolare un dibattito che coinvolga figure di spicco del panorama istituzionale, legale e politico.

La serata verrà introdotta dalla Dott.ssa Maria Bianca Farina.

Seguiranno le riflessioni di un panel di relatori di alto profilo, tra cui:

  • Paola Balducci
  • Anna Maria Bernardini De Pace
  • Margherita Boniver
  • Paola Miri
  • Ines Pisano
  • Renata Polverini
  • Alessia Zuppicchiatti

A moderare il dibattito sarà Giulia Lea Giorgi.

L’incontro si concluderà con un aperitivo.

Per partecipare è necessario confermare la propria presenza inviando una mail all’indirizzo: fondazione@romaeuropea.it.

Un appuntamento da non perdere per chiunque desideri approfondire la complessità del dramma della violenza con prospettive autorevoli e multidisciplinari.