Guerra, diritto internazionale e finanza globale: la crisi delle regole nell’ordine mondiale

La fase storica attuale è segnata da una crescente fragilità dell’insieme di regole che hanno sostenuto gli equilibri internazionali negli ultimi decenni. Le tensioni geopolitiche più recenti non mettono in discussione soltanto la gestione di singoli conflitti, ma evidenziano un problema più profondo: la tenuta complessiva di un sistema fondato sul diritto internazionale, sulla mediazione multilaterale e sulla prevedibilità dei rapporti tra Stati.

Si sta affermando, con sempre maggiore evidenza, una dinamica in cui la forza, l’interesse immediato e la decisione unilaterale tendono a prevalere sulla costruzione di regole condivise. Questa trasformazione non riguarda solo la politica estera o la diplomazia, ma investe direttamente il funzionamento dell’economia globale e la qualità stessa delle democrazie contemporanee.

Cesare San Mauro ne ha parlato su FinanceTVal Podcast FinanceTV Talks – Le Voci dell’Economia.

Il progressivo indebolimento del diritto internazionale

Uno degli aspetti più rilevanti di questa fase è il ridimensionamento del diritto internazionale come cornice vincolante dell’azione degli Stati. Le norme che avrebbero dovuto limitare l’uso arbitrario della forza e garantire procedure condivise appaiono oggi meno incisive e meno rispettate.

Questo indebolimento si manifesta non soltanto nella difficoltà delle organizzazioni internazionali a esercitare un ruolo efficace, ma anche nella crescente normalizzazione di comportamenti che in passato sarebbero stati considerati eccezionali. Il nodo centrale non riguarda solo il singolo episodio di crisi, ma il precedente che ogni violazione genera. Quando azioni unilaterali vengono tollerate senza conseguenze strutturali, si consolida l’idea che tali comportamenti possano essere replicati.

In questo passaggio si consuma una trasformazione culturale profonda: da un sistema fondato su limiti condivisi a un sistema in cui la legittimità tende a coincidere sempre più con la capacità di imporre il proprio interesse.

Democrazie sotto pressione e trasformazione della leadership

La crisi del diritto internazionale si riflette direttamente sulla qualità delle democrazie. Il tema delle regole non riguarda solo i rapporti tra Stati, ma anche il funzionamento interno degli ordinamenti. Si osserva infatti una crescente pressione sui meccanismi di equilibrio istituzionale: procedure, contrappesi e limiti al potere risultano sempre più esposti a dinamiche politiche e personalistiche.

In questo contesto emerge una distanza crescente tra forma e sostanza della democrazia. Paesi diversi tra loro mostrano una tendenza convergente verso modelli in cui la leadership si rafforza, mentre gli spazi di controllo e regolazione si riducono. Questa evoluzione produce effetti sistemici. Se le grandi potenze si allontanano da una cultura della regola, l’intero ordine internazionale perde coerenza. I principi della democrazia liberale – libertà, pluralismo, rispetto delle norme – restano formalmente richiamati, ma diventano sempre più difficili da applicare in modo uniforme e credibile.

Dall’economia reale alla centralità della finanza

Parallelamente alla crisi delle regole politiche e giuridiche, si è affermata una trasformazione significativa dell’economia globale. Il baricentro si è progressivamente spostato dall’economia produttiva a una finanziarizzazione sempre più pervasiva. Il valore degli Stati, delle imprese e delle prospettive di sviluppo viene oggi misurato in larga parte attraverso le dinamiche dei mercati finanziari, più che sulla base della capacità produttiva o industriale.

Questo cambiamento ha effetti rilevanti. In un sistema dominato dalla finanza, la volatilità tende a sostituire la stabilità, la logica speculativa prevale sulla pianificazione e il breve periodo assume un peso crescente rispetto alla costruzione di valore nel lungo termine. L’economia globale risulta così meno ancorata ai fondamentali reali e più esposta a oscillazioni determinate dall’incertezza politica, dalle aspettative e dall’assenza di una regolazione efficace.

Tecnologia e competizione globale: un nuovo fattore di squilibrio

Accanto alla finanza, la dimensione tecnologica rappresenta un ulteriore elemento di trasformazione. La capacità di innovazione scientifica e tecnologica è diventata uno dei principali fattori di riequilibrio tra le potenze. In questo scenario, la distanza tra Stati Uniti e Cina si è progressivamente ridotta, mettendo in discussione un vantaggio occidentale che per lungo tempo è stato considerato strutturale.

La tecnologia, tuttavia, si sviluppa in un contesto in cui gli strumenti di regolazione internazionale risultano sempre più deboli. Questo crea una condizione paradossale: nel momento in cui la tecnologia diventa più potente e strategica, il quadro politico e giuridico che dovrebbe governarla appare meno solido. Il risultato è un aumento degli squilibri. La competizione tecnologica non produce automaticamente maggiore ordine, ma può intensificare le tensioni sistemiche, soprattutto in assenza di regole condivise.

Verso un ordine globale più instabile

L’insieme di queste dinamiche indica chiaramente che il mondo sta attraversando una fase di transizione. Il vecchio ordine internazionale mostra segni di indebolimento, mentre un nuovo equilibrio non ha ancora assunto una forma definita. Le organizzazioni multilaterali perdono centralità, il diritto internazionale appare meno vincolante, la finanza acquisisce un ruolo dominante e la competizione tecnologica si intensifica senza un coordinamento efficace.

Il rischio principale non è soltanto l’aumento dei conflitti, ma la progressiva normalizzazione dell’assenza di regole. Quando l’eccezione diventa prassi, anche l’instabilità tende a diventare strutturale. In questo contesto, l’economia globale non agisce più come fattore di riequilibrio automatico, ma riflette e amplifica le stesse tensioni che attraversano la politica e le relazioni internazionali.

Conclusione: una trasformazione sistemica

La crisi attuale non può essere interpretata come una fase temporanea. Rappresenta piuttosto il segnale di un mutamento più profondo, in cui diritto, democrazia, finanza e tecnologia cessano di muoversi in modo coordinato. Queste dimensioni iniziano a produrre tensioni reciproche, rendendo il sistema globale più complesso, meno prevedibile e più fragile.

È all’interno di questa frattura che si stanno ridefinendo i nuovi equilibri internazionali. Non si tratta ancora di un ordine compiuto, ma di un processo in evoluzione, in cui la capacità di ricostruire regole condivise sarà decisiva per determinare la stabilità futura.


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Monsignor Reina: “I poveri non sono un problema, ma una questione familiare”

Non una lezione, ma una riflessione che intreccia teologia, esperienza e realtà.
L’incontro con Baldassare Reina, Vicario Generale della Diocesi di Roma, promosso dalla Fondazione Roma Europea, si inserisce in quel percorso di confronto che da anni mette in dialogo istituzioni, cultura e società, provando a leggere il presente senza semplificazioni.

Al centro, una domanda che attraversa tutto il suo intervento: cosa significa oggi vivere davvero la fede dentro una società segnata da disuguaglianze, trasformazioni e nuove fragilità?

La risposta parte da un ribaltamento di prospettiva. “I poveri non sono un problema, ma una questione familiare”

Il significato della povertà

Non una formula retorica, ma una chiave interpretativa che sposta il tema della povertà dal piano sociale a quello esistenziale e comunitario. I poveri non sono un oggetto di intervento, ma parte integrante di una relazione. Non qualcosa da gestire, ma qualcuno con cui condividere un’appartenenza.

È qui che il discorso si fa più profondo. Per Reina, la questione dei poveri non è semplicemente una priorità pastorale o politica, ma una dimensione che riguarda il rapporto stesso con Dio.

La distanza tra fede dichiarata e fede vissuta

La fede, in questa prospettiva, non si misura nelle dichiarazioni, ma nella capacità di riconoscere Cristo nella realtà concreta.

“È più facile dire ‘io credo in Gesù’ che riconoscerlo nella carne dei poveri”. È una frattura, quella tra fede professata e fede vissuta, che secondo Reina indebolisce alla radice il senso stesso dell’esperienza religiosa. Una distanza che rischia di trasformare la religione in un sistema di idee, perdendo il suo legame con la vita.

Il cuore del suo intervento sta proprio qui: riportare la fede dentro la realtà. Nei volti, nelle storie, nelle fragilità.

Ma c’è un passaggio ulteriore, forse ancora più radicale: i poveri non sono solo destinatari di attenzione, ma diventano soggetti attivi, portatori di una conoscenza specifica. “I poveri sono soggetti di una specifica intelligenza”.

È una visione che ribalta una prospettiva consolidata. Non più una relazione verticale, in cui qualcuno aiuta e qualcun altro riceve, ma una relazione che si capovolge. Attraverso i poveri si comprende qualcosa di più profondo del Vangelo e, in fondo, della realtà stessa. Non sono solo oggetto di compassione, ma “maestri”, capaci di restituire uno sguardo diverso sul mondo.

Questa impostazione si inserisce dentro una lettura più ampia del tempo presente.

Povertà, economia e meritocrazia: una lettura critica del presente

Reina non si sottrae, infatti, a una riflessione sui modelli economici e sociali contemporanei. Parla di un’economia che “produce sviluppo ma non equità” , mettendo in evidenza una delle contraddizioni più evidenti delle società avanzate.

Ma è soprattutto sul tema della meritocrazia che il suo intervento assume un tono più netto. Definirla “una falsa visione” significa mettere in discussione uno dei pilastri narrativi delle società contemporanee. Non tutti partono dalle stesse condizioni, non tutti hanno le stesse possibilità, e ignorarlo significa alimentare nuove forme di disuguaglianza.

Il riferimento non è ideologico, ma concreto. È il tentativo di leggere la realtà a partire da chi resta ai margini, da chi vive condizioni di fragilità spesso invisibili. Ed è proprio sui margini che si gioca un’altra delle intuizioni più forti del suo intervento: la realtà si comprende meglio da lì.

Dai margini, dai confini, dalle periferie sociali ed esistenziali.

Il ruolo dei giovani e la responsabilità della partecipazione

È una prospettiva che si lega anche al ruolo dei giovani, presenti all’incontro non come spettatori, ma come parte attiva del confronto. Il messaggio che emerge è chiaro: non può esserci cambiamento senza partecipazione. Non può esserci futuro senza responsabilità condivisa. La costruzione di una società più giusta passa anche dalla capacità delle nuove generazioni di tradurre valori in azione, di trasformare il pensiero in pratica.

Europa e radici cristiane: tra identità e credibilità

Nella parte finale dell’incontro, il confronto si sposta su un tema particolarmente caro alla Fondazione Roma Europea: l’identità del continente. Le radici cristiane dell’Europa, spesso evocate, vengono rilette da Reina in chiave concreta.

“Se le radici le diciamo ma non le testimoniamo, c’è un problema” Non è una questione teorica o culturale, ma una questione di credibilità. Le radici non si affermano per dichiarazione, ma per testimonianza. Non basta richiamarle nei documenti o nei discorsi, se non diventano parte viva dei comportamenti, delle scelte, dei linguaggi quotidiani.

Ed è proprio su questo punto che il suo intervento trova una sintesi potente. Alla fine, più che credenti, siamo chiamati a essere credibili. “Alla fine dei nostri giorni non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili”

Una frase che chiude il discorso, ma allo stesso tempo lo riapre. Perché sposta la questione dalla teoria alla responsabilità personale, dal sistema alle scelte individuali.

“Non basta credere, serve essere credibili”: il messaggio finale

L’incontro promosso dalla Fondazione Roma Europea conferma una linea di lavoro precisa: creare spazi di confronto che non si limitino alla superficie dei temi, ma provino a entrare nella loro complessità.

In un tempo segnato da polarizzazioni e semplificazioni, la sfida è costruire letture più profonde, capaci di tenere insieme dimensione culturale, sociale e umana. La riflessione di Baldassare Reina si muove esattamente in questa direzione.

E lascia una domanda aperta, che va oltre l’incontro: quanto siamo disposti, davvero, a trasformare ciò in cui diciamo di credere in qualcosa che si veda?

Chi è Baldassare Reina

Baldassare Reina è Vicario Generale della Diocesi di Roma e rappresenta una delle figure più rilevanti della Chiesa romana.
Ordinato sacerdote nel 1995, ha maturato una lunga esperienza pastorale e teologica, fino ad assumere un ruolo centrale nella guida della diocesi. Nel suo incarico affianca il Papa nella gestione della Chiesa di Roma, con particolare attenzione ai temi sociali, alla formazione e al rapporto tra comunità e istituzioni.


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Il Presidente di Leonardo, Luciano Carta, ospite della Fondazione Roma Europea

Il Presidente di Leonardo, Gen. Luciano Carta, è stato l’ultimo relatore degli incontri 2021 organizzati dalla Fondazione Roma Europea, l’incontro si è svolto in presenza presso il Circolo del Ministero degli Affari Esteri.

Il Segretario Generale della Fondazione, Cesare San Mauro, al termine dell’incontro si è rivolto ai soci e agli amici della Fondazione augurando buone festività, con l’auspicio di poter proseguire in presenza anche gli incontri del 2022.

A tutti un augurio di Buone Feste!

 

Il Presidente Giuseppe De Rita ospite della Fondazione Roma Europea

Nella giornata di giovedì 1 Luglio 2021 il Presidente del Censis e Presidente della Fondazione Rome Europea, Giuseppe De Rita, ha dialogato coi soci e gli amici della Fondazione Roma Europea sulla piattaforma Zoom.

Questo incontro ha concluso il ciclo degli eventi 2020/2021 organizzati da remoto e, nel rispetto della normativa vigente, il prossimo incontro della Fondazione Roma Europea si svolgerà in presenza.

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Webinar Letterario – Andare per la Roma dei Papi

Nell’attesa di poter tornare agli eventi in presenza, la Fondazione Roma Europea e l’Associazione Per Roma, hanno organizzato su piattaforma Zoom il quinto Webinar Letterario e ringraziano per la presenza il Dott. Giovanni Maria Vian, autore del libro “Andare per la Roma dei Papi”.