Il mondo sta cambiando rapidamente. Tensioni geopolitiche, trasformazioni tecnologiche, crisi energetiche e nuovi equilibri economici stanno modificando profondamente lo scenario nel quale l’Italia e l’Europa sono chiamate a muoversi.
Cesare San Mauro ne ha parlato ad Agenti Futuri, il podcast istituzionale di ARAME che esplora il cambiamento e le trasformazioni del tessuto produttivo e dei territori attraverso conversazioni con esponenti del mondo accademico, delle imprese, delle associazioni e delle Istituzioni.
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Tecnologia e liberalizzazione: un mondo più accessibile
Per comprendere la portata dei cambiamenti in corso bisogna partire dalla tecnologia. San Mauro ricorda un mondo in cui non esistevano telefonia mobile, Internet, alta velocità ferroviaria e concorrenza nel trasporto aereo. In pochi decenni, questa trasformazione ha modificato radicalmente il modo di comunicare, viaggiare e accedere ai servizi.
Uno degli effetti più significativi è stato l’aumento della concorrenza nei mercati. La liberalizzazione del trasporto aereo e delle telecomunicazioni ha reso servizi che un tempo erano riservati a pochi molto più accessibili.
Il risultato è anche una maggiore accessibilità per gli utenti e, quindi, una forma di democratizzazione dei servizi. Ma la stessa tecnologia che ha reso il mondo più connesso sta oggi diventando anche uno dei principali terreni della competizione internazionale.
Geopolitica e conflitti: verso una nuova normalità?
La seconda grande trasformazione riguarda lo scenario geopolitico.
I conflitti in Ucraina e in Medio Oriente hanno avuto conseguenze che vanno ben oltre i teatri di guerra, incidendo sull’economia reale, sull’approvvigionamento energetico e sulla stabilità internazionale. Secondo San Mauro, la guerra in Ucraina potrebbe essere caratterizzata ancora a lungo da una fase di logoramento, accompagnata anche da forme di guerra ibrida, nelle quali strumenti tecnologici, cyberattacchi, droni e sabotaggi assumono un ruolo crescente.
È una trasformazione importante perché porta la sicurezza tecnologica e digitale dentro il cuore delle strategie geopolitiche.
Energia: una delle grandi questioni europee
La geopolitica si intreccia direttamente con la questione energetica. La riduzione della dipendenza europea dal gas russo ha spinto Paesi come l’Italia a diversificare le proprie fonti di approvvigionamento, rivolgendosi anche a Libia, Algeria e Qatar. Allo stesso tempo, la crescente domanda energetica rende complesso immaginare una transizione affidata esclusivamente alle fonti rinnovabili.
Da qui la riflessione sul nucleare. San Mauro considera la rinuncia italiana al nucleare un errore e guarda con interesse allo sviluppo dei piccoli reattori e delle nuove tecnologie, pur sottolineando che per arrivare a reattori di quarta generazione pienamente operativi saranno necessari ancora anni.
La questione energetica, dunque, è destinata a rimanere centrale per l’Italia e per l’Europa.
Più Europa per affrontare le grandi sfide
Energia, ambiente e immigrazione sono questioni che, secondo San Mauro, non possono essere affrontate efficacemente soltanto a livello nazionale.
La dimensione del mercato europeo e la crescente interdipendenza tra gli Stati rendono necessario un maggiore coordinamento. Da qui l’idea di rafforzare l’Unione Europea e di armonizzare maggiormente le politiche industriali, ambientali ed energetiche. La sfida, quindi, non è soltanto economica: è anche istituzionale e politica, perché riguarda la capacità dell’Europa di agire come sistema in un contesto globale sempre più competitivo.
Italia, Mediterraneo e patrimonio: una posizione strategica
In questo scenario, l’Italia può contare su un elemento strutturale: la sua posizione nel Mediterraneo.
Il Paese dispone di risorse energetiche limitate, ma occupa una posizione geografica strategica e possiede un patrimonio naturalistico, storico, artistico e culturale di enorme valore. Per San Mauro, questa ricchezza dovrebbe essere valorizzata attraverso un modello turistico più qualificato, capace di utilizzare anche le nuove tecnologie per far conoscere il patrimonio italiano. Non soltanto le grandi città d’arte, ma anche quei centri e quei territori meno conosciuti che custodiscono patrimoni culturali di grande rilievo.
Il turismo, però, non può essere considerato separatamente dalla qualità dei servizi e delle infrastrutture. Da qui la necessità di investire anche nell’offerta e nella capacità del Paese di competere con altre destinazioni europee.
Roma tra patrimonio, servizi e governance
Il ragionamento si sposta quindi sulla Capitale. Roma possiede un patrimonio storico, artistico e culturale straordinario, ma secondo San Mauro deve migliorare la qualità dei servizi, a partire dall’ingegneria urbana e dal trasporto pubblico locale, e aumentare la capacità di valorizzare e rendere fruibile il proprio patrimonio.
Ma la questione centrale riguarda anche la governance. Si sottolinea come Roma presenti una peculiarità rispetto ad altre grandi capitali internazionali e sostiene la necessità di un sistema di governance autonomo, arrivando a proporre la trasformazione dell’area metropolitana di Roma in una Regione.
È un tema che si collega direttamente alla capacità della Capitale di programmare infrastrutture, servizi e politiche urbane adeguate alla sua dimensione e al suo ruolo internazionale.
Il ruolo della Fondazione Roma Europea
All’interno di questo scenario si colloca anche il lavoro della Fondazione Roma Europea, di cui San Mauro è consigliere.
La Fondazione nasce con l’obiettivo di contribuire alla riflessione sui grandi temi che riguardano Roma, l’Italia e l’Europa, attraverso il confronto tra istituzioni, mondo produttivo, università e società civile.
Tra le iniziative ricordate nell’intervista c’è il confronto sul tema della sanità e delle lezioni emerse dall’emergenza Covid, con particolare attenzione alla necessità di definire un quadro nazionale per le emergenze sanitarie e di ridurre gli squilibri territoriali nell’accesso alle cure.
Ma il lavoro della Fondazione si estende anche al rapporto tra democrazia ed economia in tempo reale, interrogandosi sulla compatibilità tra i tempi necessariamente complessi dei processi democratici e la velocità di un’economia nella quale capitali e transazioni possono muoversi istantaneamente.
Quale politica industriale per l’Italia?
La capacità dell’Italia di affrontare il futuro passa anche dalla scelta delle filiere sulle quali concentrare gli investimenti.
La riflessione parte dalla difficoltà di mantenere una posizione competitiva in alcuni settori industriali tradizionali e guarda invece a comparti come informatica, innovazione tecnologica, industria aerospaziale e satellitare, nei quali l’Italia può contare su competenze e una tradizione consolidata.
L’obiettivo delineato è quello di un’Italia capace di valorizzare contemporaneamente cultura, bellezza e tecnologie avanzate. Una prospettiva nella quale il patrimonio culturale non rappresenta un’alternativa allo sviluppo industriale e tecnologico, ma può diventare parte di una strategia economica più ampia.
Ricerca, università e innovazione
In questo quadro assumono un ruolo centrale anche la ricerca e l’università. L’Italia, nella visione proposta da San Mauro, dovrebbe aumentare gli investimenti nella ricerca e rafforzare la propria capacità di attrarre e valorizzare competenze, collegando maggiormente innovazione, università e sistema produttivo.
È una condizione necessaria per costruire filiere tecnologiche capaci di competere a livello internazionale e per evitare che il Paese perda competenze strategiche proprio nei settori destinati a guidare la trasformazione dei prossimi anni.
Infrastrutture e manutenzione: la sfida meno visibile
C’è infine una questione spesso meno presente nel dibattito pubblico, ma decisiva: la manutenzione delle infrastrutture. L’esempio citato nell’intervista è quello dell’Acquedotto Pugliese, utilizzato per evidenziare il problema delle perdite nella rete idrica. La manutenzione straordinaria delle reti, delle infrastrutture e dei servizi rappresenta quindi una delle condizioni fondamentali per rendere sostenibile lo sviluppo del Paese.
Un’Italia chiamata a scegliere il proprio futuro
Dalla tecnologia alla geopolitica, dall’energia alla politica industriale, fino alla governance di Roma: i temi affrontati nella conversazione convergono su una stessa domanda. Quale ruolo vuole avere l’Italia nel mondo che sta cambiando?
La risposta passa dalla capacità di valorizzare ciò che il Paese possiede (patrimonio, competenze, posizione geografica e tradizione industriale) ma anche dalla volontà di investire in ciò che sarà decisivo domani: ricerca, tecnologia, infrastrutture, energia e capitale umano.
È proprio nel rapporto tra queste dimensioni che si giocherà una parte importante delle grandi sfide del futuro.
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