La politica, il rapporto con la società civile, la responsabilità delle istituzioni e la necessità di ricostruire un legame di fiducia con i cittadini. Sono questi alcuni dei temi al centro dell’incontro con Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati ed ex ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, ospite della Fondazione Roma Europea presso il Circolo Magistrati della Corte dei Conti di Roma.

Nel corso dell’incontro, Lupi ha ripercorso le principali tappe della propria esperienza amministrativa e parlamentare, dagli anni della crisi della Democrazia Cristiana e di Tangentopoli fino alle trasformazioni del sistema politico contemporaneo. Un percorso che gli ha consentito di affrontare questioni ancora attuali: il rapporto tra valori e capacità di governo, il ruolo della sussidiarietà, le nuove forme di disagio sociale, la sicurezza, la casa, la politica estera e le sfide poste dall’intelligenza artificiale.

Dalla crisi della Democrazia Cristiana al ricambio generazionale

Lupi ha fatto risalire l’inizio del proprio impegno politico al 1993, quando venne eletto consigliere comunale a Milano nelle file della Democrazia Cristiana. Erano gli anni di Tangentopoli, una fase che investì profondamente il sistema politico italiano e contribuì a ridisegnare gli equilibri tra partiti, istituzioni e società.

Nel suo racconto, un passaggio decisivo fu la scelta della DC di non ricandidare i dirigenti delle precedenti generazioni, aprendo così uno spazio per nuovi protagonisti. «Sono stato l’ultimo degli eletti della DC», ha ricordato Lupi, descrivendo una fase in cui anche i più giovani furono chiamati ad assumersi responsabilità pubbliche in un contesto di profonda trasformazione.

Nel 1997 venne nominato assessore allo Sviluppo del territorio, all’Edilizia privata e all’Arredo urbano nella giunta milanese guidata da Gabriele Albertini. È proprio dall’esperienza amministrativa che, nella sua ricostruzione, emerge una delle questioni centrali del rapporto tra politica e cittadini: la capacità di trasformare una visione in interventi concreti.

Milano e la Lombardia come laboratorio di governo

Nel ripercorrere gli anni della propria formazione politica, Lupi ha richiamato il ruolo di Milano e della Lombardia come esempi di capacità amministrativa e sviluppo. La Lombardia, nella sua lettura, si affermò come modello nel settore sanitario, mentre Milano consolidò il proprio ruolo di motore economico del Paese.

Da queste esperienze, secondo Lupi, Silvio Berlusconi attinse per costruire una nuova classe dirigente nazionale, valorizzando persone che avevano maturato competenze sul campo, nell’amministrazione locale e nella società civile. Tra i nomi citati nel suo intervento, oltre allo stesso Lupi, quelli di Guido Crosetto e Angelino Alfano.

Il passaggio alla politica nazionale rappresentò, nella sua ricostruzione, l’occasione per portare in Parlamento esperienze e sensibilità differenti, unite dalla volontà di tradurre i propri riferimenti culturali in azione di governo.

Lupi ha descritto il quinquennio 2001-2006 come una delle stagioni di governo più significative della storia recente italiana, richiamando la presenza di una cultura politica liberale e cattolica e una serie di interventi che hanno inciso sulla vita quotidiana e sull’organizzazione del Paese: dalla patente a punti al divieto di fumo nei locali pubblici, fino alla riforma della scuola promossa dal ministro Letizia Moratti e all’istituzione del Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie.

Al di là del giudizio politico su quella stagione, il punto sottolineato da Lupi è la necessità di una classe dirigente capace di assumersi responsabilità, mettere in campo competenze e trasformare i principi in decisioni. Quando la politica rinuncia a svolgere questa funzione, ha osservato, si creano vuoti che possono essere occupati da altri fenomeni e da nuove forme di rappresentanza.

Cultura, identità e responsabilità economica

Lupi ha ricordato come l’Italia, povera di materie prime rispetto ad altri Paesi, abbia storicamente costruito la propria forza sulla cultura, sulla bellezza, sul patrimonio artistico e sulla capacità di generare conoscenza e innovazione.

In questa prospettiva ha richiamato anche l’attenzione che Berlusconi avrebbe dedicato alla formazione culturale della propria classe dirigente, attraverso lezioni di filosofia morale e teologia. Un riferimento che, nel ragionamento di Lupi, rimanda all’idea che la preparazione di chi governa non possa limitarsi alle competenze tecniche: occorre anche interrogarsi sui valori che orientano le decisioni e sulle conseguenze che queste producono sulla società.

La politica, in questa visione, deve saper coniugare crescita economica e responsabilità sociale, riconoscendo che il mercato e le istituzioni non possono essere separati dalle persone e dalle comunità sulle quali incidono.

La crisi finanziaria, AI e la perdita della capacità di giudizio

Riflettendo sulle trasformazioni economiche degli ultimi decenni, Lupi ha richiamato la crisi finanziaria del 2008, esplosa con il fallimento di Lehman Brothers, e il dibattito sulla responsabilità delle istituzioni economiche.

Nel suo intervento ha citato la riflessione di Benedetto XVI, che nell’enciclica Caritas in veritate, pubblicata nel 2009, affrontò anche le questioni etiche e sociali legate all’economia e alla finanza. Lupi ha individuato nella perdita della capacità di giudizio uno dei rischi più profondi delle società contemporanee: dietro gli strumenti finanziari e le dinamiche dei mercati, ha osservato, ci sono sempre persone, decisioni e responsabilità.

Il richiamo riguarda anche la funzione originaria delle banche. Accanto alla raccolta del risparmio e alla gestione delle risorse, ha sottolineato Lupi, il sistema bancario dovrebbe mantenere una responsabilità verso le comunità, sostenendo famiglie, imprese e sviluppo economico.

Il parallelo con l’intelligenza artificiale nasce proprio da questa riflessione. «Non è l’intelligenza artificiale il problema, ma la persona nel rapporto con l’intelligenza artificiale», è il principio espresso da Lupi: la questione decisiva non è soltanto ciò che una tecnologia consente di fare, ma chi la utilizza, con quali obiettivi e sotto quale responsabilità. Come nel caso della finanza, anche l’innovazione può produrre conseguenze difficili da governare quando si perde di vista la responsabilità delle persone che progettano, utilizzano e regolano gli strumenti.

Da qui il ruolo delle istituzioni, chiamate a comprendere i cambiamenti senza subirli passivamente e a definire regole che tengano insieme innovazione, tutela dei cittadini e interesse collettivo.

Sussidiarietà e società civile: il ruolo delle comunità

Tra i concetti più ricorrenti nell’intervento, la sussidiarietà occupa un posto centrale. Lupi ha richiamato l’esperienza maturata nell’amministrazione locale per spiegare come questo principio possa tradursi in un diverso rapporto tra pubblico e privato.

Il riferimento è a un modello nel quale le istituzioni non rinunciano alle proprie responsabilità, ma riconoscono e valorizzano il contributo di cittadini, imprese, associazioni e realtà del Terzo settore nella risposta ai bisogni collettivi. L’esempio dell’urbanistica milanese è stato utilizzato per illustrare il passaggio da una concezione in cui l’intervento pubblico era considerato prevalente a una maggiore collaborazione tra soggetti diversi, con l’obiettivo di realizzare progetti capaci di produrre benefici per la comunità.

Per Lupi, sussidiarietà e solidarietà sono principi complementari: la prima valorizza le iniziative della società, la seconda richiama la responsabilità verso chi rischia di rimanere escluso. Il compito della politica è creare le condizioni perché queste energie possano contribuire allo sviluppo senza perdere di vista l’interesse generale.

Politica estera, sicurezza e autonomia dell’Italia

La collocazione internazionale dell’Italia, nella sua prospettiva, non è un tema separato dalla vita economica e sociale del Paese: influenza le opportunità commerciali, le relazioni industriali, la sicurezza e la capacità di difendere gli interessi nazionali.

Lupi ha ricordato come, a suo giudizio, per lungo tempo la politica estera sia stata considerata una materia secondaria nel dibattito politico italiano. Ha attribuito a Berlusconi il merito di averne valorizzato la dimensione economica, vedendo nella rete diplomatica e nel lavoro degli ambasciatori uno strumento per accompagnare le imprese italiane e rafforzare la presenza del Paese nel mondo.

Da qui la riflessione sull’autonomia dell’Italia nello scenario internazionale e sul ruolo che il Paese dovrebbe svolgere all’interno dell’Unione europea. Per Lupi, una presenza europea più forte è una condizione essenziale per evitare che l’Italia si trovi in una posizione subordinata rispetto alle grandi potenze. Nel suo intervento ha richiamato anche il rapporto con gli Stati Uniti e con Donald Trump, esprimendo preoccupazione per quella che considera una condizione di eccessiva dipendenza italiana sul piano internazionale.

Il tema della sicurezza si collega a questa visione più ampia della responsabilità pubblica. Lupi ha invitato a considerare la sicurezza come una componente fondamentale della tutela del bene comune, richiamando anche le nuove sfide della cybersicurezza. La protezione dei cittadini, delle infrastrutture e dei sistemi economici riguarda ormai l’intera società e richiede una valutazione strategica degli investimenti pubblici, insieme a un confronto trasparente sulle priorità di spesa.

Nel suo intervento ha affrontato anche il tema dell’energia nucleare, ricordando come le conseguenze di incidenti come quelli di Chernobyl e Fukushima abbiano segnato profondamente il dibattito pubblico. La questione energetica, nella sua impostazione, richiede una valutazione che tenga insieme sicurezza, sostenibilità, indipendenza energetica e capacità di pianificazione di lungo periodo.

Sicurezza, disagio sociale e responsabilità delle istituzioni

Il tema della sicurezza è stato affrontato anche in relazione alle tensioni nelle città e al confine tra diritto di manifestare e violenza. Dove finisce la protesta e dove comincia la devastazione? È una delle domande poste da Lupi, che ha richiamato la necessità di distinguere tra il diritto al dissenso e il rispetto delle regole comuni. Quello che in questi giorni sta accadendo a Milano, con le devastazioni in centro, è emblematico.
Quando i giovani prendono in mano il loro destino significa che la società è viva e vuole incidere nella costruzione del Paese, ma la violenza non si può tollerare. Per questo, Lupi ha reputato importante che il governo intervenisse con i decreti sicurezza che Giorgia Meloni ha presentato alla Nazione. Tra questi, quello sulla responsabilità dei genitori dei giovani, talvolta adolescenti minorenni, che hanno saccheggiato e distrutto negozi, auto, piazze a Milano.

Nella sua lettura, una parte della politica, certamente quella a sinistra, avrebbe sottovalutato la domanda di sicurezza proveniente dai cittadini. Garantire questo diritto, ha sostenuto, è una responsabilità delle istituzioni e non può essere considerato in contrapposizione con la tutela delle libertà democratiche. Lupi ha collegato questa riflessione anche all’emergere di nuove figure politiche, come Roberto Vannacci, che intercettano il malcontento e alla necessità di offrire risposte credibili prima che la distanza tra cittadini e istituzioni diventi ancora più profonda.
Lupi, con una battuta ha sentenziato: «preferirò sempre il Movimento 5 Stelle al generale di turno che arriva e decide tutto…e la storia ce lo insegna: si prosperava nell’Impero Romano ma dovevi sperare di non essere nato plebeo o schiavo…»

Casa e giovani coppie: il ruolo della sussidiarietà

Tra i temi affrontati anche quello dell’abitazione, una questione che coinvolge in modo particolare i giovani e le coppie che cercano di costruire un progetto di vita autonomo. Lupi ha richiamato la necessità di aumentare l’offerta abitativa e di valorizzare il contributo degli operatori privati nella risposta a un bisogno pubblico. In questo contesto ha illustrato le proposte di Noi Moderati, orientate a incentivare gli affitti a canoni accessibili, con particolare attenzione alle giovani coppie, e a rendere più efficaci le procedure per il rilascio degli immobili in caso di morosità.

Si tratta di temi che si collocano nel dibattito più ampio sulle politiche abitative: da una parte la necessità di garantire l’accesso alla casa, dall’altra l’esigenza di offrire regole certe a proprietari e locatari. Il principio della sussidiarietà torna anche in questo caso come criterio per favorire la collaborazione tra istituzioni e soggetti privati, con l’obiettivo di ampliare le opportunità e rispondere a una domanda abitativa in crescita.

Milano e le prossime elezioni comunali: prima i bisogni della città

Guardando alle prossime elezioni comunali di Milano, Lupi ha invitato a partire dalle esigenze della città più che dai giudizi sui singoli candidati. La questione centrale, nella sua impostazione, è capire di quale guida Milano abbia bisogno e quali competenze siano necessarie per affrontare le sue contraddizioni: dalla casa alla mobilità, dai servizi alla gestione delle trasformazioni economiche e sociali.

Il punto centrale del suo ragionamento è la valutazione delle competenze e dell’esperienza amministrativa del candidato, con riferimento al nome di cui si è discusso nel corso dell’incontro. In particolare, ha espresso riserve sull’eventuale candidatura di una figura che, a suo giudizio, non disponga di sufficiente esperienza nella gestione amministrativa e delle complessità cittadine.

Per Lupi, il centrodestra dovrebbe puntare su una candidatura politica preparata, con una visione riformista e la capacità di governare una città articolata come Milano. La scelta del centrodestra, ha osservato, finirà inoltre per influenzare anche le decisioni del centrosinistra, contribuendo a definire il terreno del confronto elettorale.

Il criterio di fondo resta dunque la capacità di amministrare: non soltanto rappresentare un orientamento politico, ma dimostrare di saper gestire servizi, risorse, interessi differenti e progetti di sviluppo.

Astensionismo e crisi della rappresentanza: la sfida dei moderati

Secondo Lupi in Italia esiste un’area significativa di elettori che si riconoscono in posizioni moderate e centriste, ma che non sempre trovano un’offerta politica nella quale identificarsi. Ha quantificato quest’area in circa nove milioni di persone, una stima da leggere come parte della sua analisi politica. Quindi l’astensionismo, nella sua interpretazione, non è riconducibile esclusivamente alla protesta o al rifiuto del sistema: riflette anche la delusione di cittadini che non riconoscono più nella proposta politica una risposta alle proprie aspettative.

«La democrazia deve essere decidente», è il principio al centro del suo ragionamento. Per Lupi, le istituzioni devono dimostrare di saper scegliere, governare e offrire risultati concreti. La sfida per i moderati, secondo Lupi, è recuperare credibilità attraverso una proposta politica riconoscibile, capace di rappresentare chi si sente deluso e di dimostrare che la partecipazione può ancora produrre cambiamenti concreti.

Una politica capace di decidere e di guardare al futuro

Il filo conduttore dell’intervento torna così al tema della responsabilità. La politica, nella sua visione, non può limitarsi a interpretare il malcontento o a inseguire il consenso immediato. Deve saper spiegare le scelte, anche quando comportano sacrifici, stabilire priorità e difendere l’interesse collettivo. Deve inoltre riconoscere il valore della cultura, delle comunità e della società civile, senza rinunciare al proprio compito di guida.

È nella capacità di coniugare valori, competenze e decisioni che, secondo Lupi, si misura la possibilità di ricostruire la fiducia nelle istituzioni e restituire alla politica il suo ruolo: costruire risposte per il presente e condizioni migliori per il futuro.

Chi è Maurizio Lupi

Maurizio Lupi è un politico italiano, laureato in Scienze politiche all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È presidente di Noi Moderati e della Fondazione Costruiamo il Futuro. Nel corso della sua carriera ha maturato una lunga esperienza nelle istituzioni, ricoprendo incarichi amministrativi a Milano e ruoli di primo piano in Parlamento e nel Governo.

Eletto alla Camera dei deputati nel 2001, è stato vicepresidente della Camera dal 2008 al 2013 e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti dal 2013 al 2015, nei governi Letta e Renzi. Si è occupato di infrastrutture, trasporti e sviluppo del territorio, contribuendo al dibattito pubblico sui rapporti tra istituzioni, imprese e società civile.


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