Usa-Iran, l’ambasciatore Sessa: “Siamo in guerra anche noi”
Cosa succederà nel Medio Oriente? Quali evoluzioni possiamo aspettarci dal conflitto tra Stati Uniti e Iran? E quali saranno le conseguenze per l’Unione Europea?
Domande complesse, rese ancora più urgenti dall’avvicinarsi della scadenza dell’ultimatum lanciato da Donald Trump a Teheran.
Per approfondire questi scenari, la Fondazione Roma Europea ha organizzato una videoconferenza straordinaria con Riccardo Sessa, già Ambasciatore italiano in Iran e Presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI).
Un conflitto imprevedibile in un mondo sempre più instabile
Uno degli elementi più critici emersi durante l’incontro è l’imprevedibilità della leadership statunitense.
Secondo Sessa, siamo di fronte a una fase storica in cui i tradizionali strumenti della diplomazia appaiono indeboliti, mentre decisioni strategiche vengono spesso prese in modo unilaterale e senza un confronto strutturato. Un quadro che rende estremamente difficile prevedere le prossime mosse: “Non mi azzardo a immaginare cosa Trump possa fare nelle prossime ore”
Questa incertezza rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la stabilità globale.
Guerra ibrida e nuovi equilibri militari
Il conflitto in corso si inserisce in un contesto di guerra ibrida, dove le modalità tradizionali di combattimento si intrecciano con tecnologie avanzate e nuove strategie operative. Droni, attacchi mirati e operazioni indirette stanno ridefinendo il concetto stesso di guerra, rendendo i confini tra conflitto aperto e tensione permanente sempre più sfumati.
Allo stesso tempo, il Medio Oriente resta un’area in cui le tensioni sono stratificate e interconnesse, dalla crisi di Gaza fino ai rapporti tra Iran, Israele e Stati Uniti.
Il rischio escalation: tra minacce e contenimento
Uno dei punti più rilevanti riguarda il delicato equilibrio tra escalation e contenimento.
Nonostante le dichiarazioni aggressive e le operazioni militari, secondo Sessa entrambe le parti sembrano muoversi con una certa cautela, evitando almeno finora, di superare soglie che potrebbero portare a un conflitto su larga scala.
Tuttavia, il rischio di errore resta altissimo. Particolarmente delicata è la questione del cosiddetto “regime change”, spesso evocata ma difficilmente realizzabile senza un intervento diretto sul campo: “Il regime change non è mai avvenuto con soli bombardamenti”.
Un eventuale tentativo in questa direzione potrebbe destabilizzare ulteriormente l’intera regione.
Iran: un attore complesso e spesso frainteso
Un altro elemento chiave riguarda la percezione dell’Iran. Secondo l’analisi emersa durante la conferenza, esiste una forte distanza tra la narrazione dominante e la realtà interna del Paese. L’Iran non è un blocco monolitico, ma un sistema complesso, in cui convivono spinte diverse, anche verso il dialogo internazionale.
Allo stesso tempo, però, il ruolo dei Pasdaran, una struttura militare e politica estremamente potente, rappresenta un fattore determinante negli equilibri interni e nelle dinamiche del conflitto.
Europa: spettatrice o protagonista?
Uno degli aspetti più critici riguarda il ruolo dell’Europa. Il rischio è quello di una marginalizzazione progressiva, in un contesto in cui le decisioni strategiche vengono prese altrove.
Eppure, le conseguenze del conflitto riguardano direttamente il continente europeo:
- instabilità energetica
- flussi migratori
- sicurezza internazionale
- impatti economici
Come sottolineato durante l’incontro: “Anche noi europei siamo in guerra, anche se non lo vogliamo riconoscere”. Una riflessione che invita a superare una visione passiva e a interrogarsi sul ruolo dell’Unione Europea nello scenario globale.
Tra diplomazia e incertezza: quale futuro?
Il quadro che emerge è quello di un sistema internazionale in forte trasformazione, dove le regole consolidate appaiono sempre più fragili. L’unico scenario auspicabile resta quello del negoziato, anche se, realisticamente, nel breve periodo si può parlare al massimo di tregua e non di una pace duratura.
Nel frattempo, il conflitto continua a produrre effetti profondi: distruzione di infrastrutture, crisi economiche regionali, ridefinizione delle alleanze, tensioni globali.
Conclusioni
Il conflitto tra Stati Uniti e Iran rappresenta uno dei nodi più critici della geopolitica contemporanea. Comprenderne le dinamiche significa non solo analizzare il Medio Oriente, ma interrogarsi sul futuro dell’equilibrio internazionale e sul ruolo dell’Europa in un mondo sempre più instabile.
In questo contesto, momenti di confronto e approfondimento come quello promosso dalla Fondazione Roma Europea diventano fondamentali per costruire consapevolezza e capacità di lettura della complessità globale.
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