Monsignor Reina: “I poveri non sono un problema, ma una questione familiare”

Non una lezione, ma una riflessione che intreccia teologia, esperienza e realtà.
L’incontro con Baldassare Reina, Vicario Generale della Diocesi di Roma, promosso dalla Fondazione Roma Europea, si inserisce in quel percorso di confronto che da anni mette in dialogo istituzioni, cultura e società, provando a leggere il presente senza semplificazioni.

Al centro, una domanda che attraversa tutto il suo intervento: cosa significa oggi vivere davvero la fede dentro una società segnata da disuguaglianze, trasformazioni e nuove fragilità?

La risposta parte da un ribaltamento di prospettiva. “I poveri non sono un problema, ma una questione familiare”

Il significato della povertà

Non una formula retorica, ma una chiave interpretativa che sposta il tema della povertà dal piano sociale a quello esistenziale e comunitario. I poveri non sono un oggetto di intervento, ma parte integrante di una relazione. Non qualcosa da gestire, ma qualcuno con cui condividere un’appartenenza.

È qui che il discorso si fa più profondo. Per Reina, la questione dei poveri non è semplicemente una priorità pastorale o politica, ma una dimensione che riguarda il rapporto stesso con Dio.

La distanza tra fede dichiarata e fede vissuta

La fede, in questa prospettiva, non si misura nelle dichiarazioni, ma nella capacità di riconoscere Cristo nella realtà concreta.

“È più facile dire ‘io credo in Gesù’ che riconoscerlo nella carne dei poveri”. È una frattura, quella tra fede professata e fede vissuta, che secondo Reina indebolisce alla radice il senso stesso dell’esperienza religiosa. Una distanza che rischia di trasformare la religione in un sistema di idee, perdendo il suo legame con la vita.

Il cuore del suo intervento sta proprio qui: riportare la fede dentro la realtà. Nei volti, nelle storie, nelle fragilità.

Ma c’è un passaggio ulteriore, forse ancora più radicale: i poveri non sono solo destinatari di attenzione, ma diventano soggetti attivi, portatori di una conoscenza specifica. “I poveri sono soggetti di una specifica intelligenza”.

È una visione che ribalta una prospettiva consolidata. Non più una relazione verticale, in cui qualcuno aiuta e qualcun altro riceve, ma una relazione che si capovolge. Attraverso i poveri si comprende qualcosa di più profondo del Vangelo e, in fondo, della realtà stessa. Non sono solo oggetto di compassione, ma “maestri”, capaci di restituire uno sguardo diverso sul mondo.

Questa impostazione si inserisce dentro una lettura più ampia del tempo presente.

Povertà, economia e meritocrazia: una lettura critica del presente

Reina non si sottrae, infatti, a una riflessione sui modelli economici e sociali contemporanei. Parla di un’economia che “produce sviluppo ma non equità” , mettendo in evidenza una delle contraddizioni più evidenti delle società avanzate.

Ma è soprattutto sul tema della meritocrazia che il suo intervento assume un tono più netto. Definirla “una falsa visione” significa mettere in discussione uno dei pilastri narrativi delle società contemporanee. Non tutti partono dalle stesse condizioni, non tutti hanno le stesse possibilità, e ignorarlo significa alimentare nuove forme di disuguaglianza.

Il riferimento non è ideologico, ma concreto. È il tentativo di leggere la realtà a partire da chi resta ai margini, da chi vive condizioni di fragilità spesso invisibili. Ed è proprio sui margini che si gioca un’altra delle intuizioni più forti del suo intervento: la realtà si comprende meglio da lì.

Dai margini, dai confini, dalle periferie sociali ed esistenziali.

Il ruolo dei giovani e la responsabilità della partecipazione

È una prospettiva che si lega anche al ruolo dei giovani, presenti all’incontro non come spettatori, ma come parte attiva del confronto. Il messaggio che emerge è chiaro: non può esserci cambiamento senza partecipazione. Non può esserci futuro senza responsabilità condivisa. La costruzione di una società più giusta passa anche dalla capacità delle nuove generazioni di tradurre valori in azione, di trasformare il pensiero in pratica.

Europa e radici cristiane: tra identità e credibilità

Nella parte finale dell’incontro, il confronto si sposta su un tema particolarmente caro alla Fondazione Roma Europea: l’identità del continente. Le radici cristiane dell’Europa, spesso evocate, vengono rilette da Reina in chiave concreta.

“Se le radici le diciamo ma non le testimoniamo, c’è un problema” Non è una questione teorica o culturale, ma una questione di credibilità. Le radici non si affermano per dichiarazione, ma per testimonianza. Non basta richiamarle nei documenti o nei discorsi, se non diventano parte viva dei comportamenti, delle scelte, dei linguaggi quotidiani.

Ed è proprio su questo punto che il suo intervento trova una sintesi potente. Alla fine, più che credenti, siamo chiamati a essere credibili. “Alla fine dei nostri giorni non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma se siamo stati credibili”

Una frase che chiude il discorso, ma allo stesso tempo lo riapre. Perché sposta la questione dalla teoria alla responsabilità personale, dal sistema alle scelte individuali.

“Non basta credere, serve essere credibili”: il messaggio finale

L’incontro promosso dalla Fondazione Roma Europea conferma una linea di lavoro precisa: creare spazi di confronto che non si limitino alla superficie dei temi, ma provino a entrare nella loro complessità.

In un tempo segnato da polarizzazioni e semplificazioni, la sfida è costruire letture più profonde, capaci di tenere insieme dimensione culturale, sociale e umana. La riflessione di Baldassare Reina si muove esattamente in questa direzione.

E lascia una domanda aperta, che va oltre l’incontro: quanto siamo disposti, davvero, a trasformare ciò in cui diciamo di credere in qualcosa che si veda?

Chi è Baldassare Reina

Baldassare Reina è Vicario Generale della Diocesi di Roma e rappresenta una delle figure più rilevanti della Chiesa romana.
Ordinato sacerdote nel 1995, ha maturato una lunga esperienza pastorale e teologica, fino ad assumere un ruolo centrale nella guida della diocesi. Nel suo incarico affianca il Papa nella gestione della Chiesa di Roma, con particolare attenzione ai temi sociali, alla formazione e al rapporto tra comunità e istituzioni.


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Usa-Iran, l’ambasciatore Sessa: “Siamo in guerra anche noi”

Cosa succederà nel Medio Oriente? Quali evoluzioni possiamo aspettarci dal conflitto tra Stati Uniti e Iran? E quali saranno le conseguenze per l’Unione Europea?

Domande complesse, rese ancora più urgenti dall’avvicinarsi della scadenza dell’ultimatum lanciato da Donald Trump a Teheran.

Per approfondire questi scenari, la Fondazione Roma Europea ha organizzato una videoconferenza straordinaria con Riccardo Sessa, già Ambasciatore italiano in Iran e Presidente della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI).

Un conflitto imprevedibile in un mondo sempre più instabile

Uno degli elementi più critici emersi durante l’incontro è l’imprevedibilità della leadership statunitense.

Secondo Sessa, siamo di fronte a una fase storica in cui i tradizionali strumenti della diplomazia appaiono indeboliti, mentre decisioni strategiche vengono spesso prese in modo unilaterale e senza un confronto strutturato. Un quadro che rende estremamente difficile prevedere le prossime mosse: “Non mi azzardo a immaginare cosa Trump possa fare nelle prossime ore”

Questa incertezza rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la stabilità globale.

Guerra ibrida e nuovi equilibri militari

Il conflitto in corso si inserisce in un contesto di guerra ibrida, dove le modalità tradizionali di combattimento si intrecciano con tecnologie avanzate e nuove strategie operative. Droni, attacchi mirati e operazioni indirette stanno ridefinendo il concetto stesso di guerra, rendendo i confini tra conflitto aperto e tensione permanente sempre più sfumati.

Allo stesso tempo, il Medio Oriente resta un’area in cui le tensioni sono stratificate e interconnesse, dalla crisi di Gaza fino ai rapporti tra Iran, Israele e Stati Uniti.

Il rischio escalation: tra minacce e contenimento

Uno dei punti più rilevanti riguarda il delicato equilibrio tra escalation e contenimento.

Nonostante le dichiarazioni aggressive e le operazioni militari, secondo Sessa entrambe le parti sembrano muoversi con una certa cautela, evitando almeno finora, di superare soglie che potrebbero portare a un conflitto su larga scala.

Tuttavia, il rischio di errore resta altissimo. Particolarmente delicata è la questione del cosiddetto “regime change”, spesso evocata ma difficilmente realizzabile senza un intervento diretto sul campo: “Il regime change non è mai avvenuto con soli bombardamenti”.

Un eventuale tentativo in questa direzione potrebbe destabilizzare ulteriormente l’intera regione.

Iran: un attore complesso e spesso frainteso

Un altro elemento chiave riguarda la percezione dell’Iran. Secondo l’analisi emersa durante la conferenza, esiste una forte distanza tra la narrazione dominante e la realtà interna del Paese. L’Iran non è un blocco monolitico, ma un sistema complesso, in cui convivono spinte diverse, anche verso il dialogo internazionale.

Allo stesso tempo, però, il ruolo dei Pasdaran, una struttura militare e politica estremamente potente, rappresenta un fattore determinante negli equilibri interni e nelle dinamiche del conflitto.

Europa: spettatrice o protagonista?

Uno degli aspetti più critici riguarda il ruolo dell’Europa. Il rischio è quello di una marginalizzazione progressiva, in un contesto in cui le decisioni strategiche vengono prese altrove.

Eppure, le conseguenze del conflitto riguardano direttamente il continente europeo:

  • instabilità energetica
  • flussi migratori
  • sicurezza internazionale
  • impatti economici

Come sottolineato durante l’incontro: “Anche noi europei siamo in guerra, anche se non lo vogliamo riconoscere”. Una riflessione che invita a superare una visione passiva e a interrogarsi sul ruolo dell’Unione Europea nello scenario globale.

Tra diplomazia e incertezza: quale futuro?

Il quadro che emerge è quello di un sistema internazionale in forte trasformazione, dove le regole consolidate appaiono sempre più fragili. L’unico scenario auspicabile resta quello del negoziato, anche se, realisticamente, nel breve periodo si può parlare al massimo di tregua e non di una pace duratura.

Nel frattempo, il conflitto continua a produrre effetti profondi: distruzione di infrastrutture, crisi economiche regionali, ridefinizione delle alleanze, tensioni globali.

Conclusioni

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran rappresenta uno dei nodi più critici della geopolitica contemporanea. Comprenderne le dinamiche significa non solo analizzare il Medio Oriente, ma interrogarsi sul futuro dell’equilibrio internazionale e sul ruolo dell’Europa in un mondo sempre più instabile.

In questo contesto, momenti di confronto e approfondimento come quello promosso dalla Fondazione Roma Europea diventano fondamentali per costruire consapevolezza e capacità di lettura della complessità globale.

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Mostra nella galleria d’arte dell’Artista/Fotografo Carlo D’Orta

🗓 Mercoledì 15 novembre 2023 ore, 20:00

📍 Piazza Crati n. 14

📝 Promotori: Fondazione Roma Europea

Mostra nella galleria d’arte dell’Artista/Fotografo Carlo D’Orta

A seguire, cena al Ristorante La Mora, accanto alla galleria d’arte.

Costo per gli Amici della Fondazione Euro 25,00.

Confermare la presenza alla mail: fondazione@romaeuropea.it 
Evento privato e riservato ad Amici e soci

EXECUTIVE BREAKFAST – ISTITUZIONI E AZIENDE PER LA GREEN ECONOMY

🗓 Giovedì  19 ott 2023 ore, 08:30

📍 Via Vittoria Colonna, 11, Roma, Lazio, IT, 00193

📝 Promotori: GREENHILLADVISORY

Gli interventi per lo sviluppo della 𝗚𝗿𝗲𝗲𝗻 𝗘𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝘆 stanno entrando in una fase di attuazione che presenta molte opportunità.

Pensiamo agli interventi 𝗣𝗡𝗥𝗥 per l’economia circolare, ai finanziamenti del 𝗣𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗥𝗲𝗽𝗼𝘄𝗲𝗿𝗘𝗨 per l’energia pulita e l’efficientamento energetico, agli 𝗶𝗻𝗰𝗲𝗻𝘁𝗶𝘃𝗶 𝗴𝗿𝗲𝗲𝗻 𝗽𝗲𝗿 𝗜𝗻𝗱𝘂𝘀𝘁𝗿𝗶𝗮 𝟰.𝟬, ai finanziamenti 𝗙𝗲𝘀𝗿 𝟮𝟬𝟮𝟭/𝟮𝟬𝟮𝟳 per energia e ambiente.

Per accedere ai finanziamenti e agli incentivi le Aziende hanno necessità di 𝘂𝗻 𝗱𝗶𝗮𝗹𝗼𝗴𝗼 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗜𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 unito ad una forte capacità progettuale, espressa in forme singole o aggregate.

Il 𝗕𝗿𝗲𝗮𝗸𝗳𝗮𝘀𝘁 𝗱𝗲𝗹 𝟭𝟵 𝗼𝘁𝘁𝗼𝗯𝗿𝗲 prevede interventi di Dirigenti Pubblici e Privati focalizzati sugli 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮𝗿𝗶 𝗱𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗮 𝗚𝗿𝗲𝗲𝗻 𝗘𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝘆 𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶 𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗲𝗴𝗶𝗲 𝗱𝗶 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘀𝘀𝗼.

𝙐𝙣 𝙢𝙤𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙘𝙤𝙣𝙛𝙧𝙤𝙣𝙩𝙤 𝙞𝙣𝙛𝙤𝙧𝙢𝙖𝙡𝙚 𝙥𝙚𝙧 𝙩𝙪𝙩𝙩𝙚 𝙡𝙚 𝘼𝙯𝙞𝙚𝙣𝙙𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙞𝙣𝙩𝙚𝙣𝙙𝙤𝙣𝙤 𝙥𝙖𝙧𝙩𝙚𝙘𝙞𝙥𝙖𝙧𝙚 𝙙𝙖 𝙥𝙧𝙤𝙩𝙖𝙜𝙤𝙣𝙞𝙨𝙩𝙚 𝙖𝙡𝙡𝙖 𝙩𝙧𝙖𝙣𝙨𝙞𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙖𝙢𝙗𝙞𝙚𝙣𝙩𝙖𝙡𝙚 𝙚𝙙 𝙚𝙣𝙚𝙧𝙜𝙚𝙩𝙞𝙘𝙖
Per prenotaresi all’evento: https://www.linkedin.com/events/executivebreakfast-istituzionie7112731390873415680/comments/

Presentazione del libro: UNA MARCIA IN PIU’

🗓 LUNEDI’ 19 GIUGNO 2023 – ore 18:30

📍 Fondazione Villa Maraini Via Bernardino Ramazzini 31 Roma

📝 Saluti iniziali di Antonella Di Leo

INGRESSO LIBERO: si prega di comunicare la vostra presenza alla mail: fondazione@romaeuropea.it

Saranno presenti gli autori.

Storie italiane di imprenditrici vincenti di Manila Alfano, Giorgio Gandola e Stefano Zurlo

Il libro racconta le storie di imprenditrici che hanno tratto forza e ispirazione dalla loro creatività, dalle loro capacità e dai loro valori per superare le difficoltà, conciliando vita privata e lavoro, e creare qualcosa di importante e innovativo.

Come? Rompendo gli schemi e abbattendo i pregiudizi, infrangendo quel famoso “soffitto di cristallo” alla base del gender gap e dimostrando che una vera cultura dell’inclusione fa bene a tutti, uomini compresi.

Storie di donne imprenditrici, dal Nord al Sud del Paese, che si distinguono per quello che sono e che fanno, per il modo in cui affrontano le grandi sfide e le vincono, donne coraggiose che non hanno paura di osare, sfidare i pregiudizi, rompere gli schemi. In una parola innovare. Ventidue donne, ventidue storie di imprenditrici italiane di successo con la loro profondità e la loro originalità.

Personalità differenti, talvolta agli antipodi, con una caratteristica comune: la capacità di andare oltre l’immaginazione e la fatica, per realizzare l’impresa. In un periodo di smarrimento e difficoltà, i loro racconti e le loro testimonianze ci aiutano a ritrovare la bussola e la fiducia nell’arte del fare, a rimettere al centro i valori di un Paese che potrà sempre contare sull’inventiva, sulla passione di persone speciali che un giorno ebbero il coraggio (e la follia) di sfidare il destino.

Con quella fantasia tutta italiana che da sempre caratterizza le nostre eccellenze internazionali. Ventidue storie che indicano la via alle giovani generazioni e vogliono essere esempi concreti per uscire dalla bolla della passività e provare a conquistare il mondo.

Loro ce l’hanno fatta.

Prefazione di Alberto Bombassei presidente di Brembo.

Autori: Manila Alfano, Giorgio Gandola e Stefano Zurlo.

Nel libro troverete le storie di: Marilisa Allegrini – Milena Baroni – Grazia Belloni – Laura Bertulessi – Marina Bonazza De Eccher – Alida Catella – Anna Cremascoli – Franca Mentana – Marisa Padovan – Maria Giovanna Paone – Mariuccia