Un intervento denso di visione e concretezza quello di Andrea Lenzi, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), protagonista dell’appuntamento mensile dei convegni della Fondazione Roma Europea, ospitato dal Circolo Antico Tiro a Volo di Roma.
Al centro del suo intervento, il ruolo strategico della ricerca pubblica per lo sviluppo del Paese, la valorizzazione dei giovani e la necessità di una profonda innovazione nei modelli organizzativi e culturali.
Il CNR: una rete capillare al servizio del Paese
Il CNR rappresenta oggi uno dei pilastri della ricerca italiana ed europea, con circa 9.000 ricercatori e oltre 2.000 tecnologi e personale amministrativo, distribuiti in 353 sedi su tutto il territorio nazionale. Una presenza capillare che consente di connettere ricerca, territori e sistema produttivo, contribuendo in modo diretto alla crescita scientifica e tecnologica del Paese.
Nonostante dimensioni e finanziamenti inferiori rispetto ad altri grandi enti di ricerca europei, il CNR si distingue per l’elevata qualità della produzione scientifica, posizionandosi subito dopo la Francia tra i principali enti di ricerca del G6 europeo.
Giovani, merito e investimenti: la scelta del CNR
Con Andrea Lenzi presidente, dal luglio 2025, il CNR ha compiuto la scelta strategica di investire su giovani ricercatori e meritocrazia.
Lo stesso Lenzi ha riportato la recentissima novità, approvata da tutto il Consiglio di Amministrazione il 24 marzo: a fronte di 690 ricercatori reclutati dall’Ente attraverso il PNRR, al di là dei circa 170 già impiegati altrove, le risorse messe a disposizione dal governo con l’ultima legge di bilancio consentiranno la stabilizzazione di 185 profili. Per tutti i restanti 328 contratti in scadenza, il Cnr ha deciso di intervenire con una riallocazione interna del bilancio, riuscendo a prorogare tutti i ricercatori per un ulteriore anno e consentendo loro di partecipare alle imminenti procedure selettive che saranno bandite, per oltre 500 posizioni. Una scelta che rappresenta un segnale forte di attenzione al merito, alle competenze e al valore umano della ricerca.
Un cambio di paradigma: ricerca e impresa
Tra le attuali priorità indicate da Lenzi, emerge anche la necessità di un cambiamento culturale nel rapporto tra ricerca e sistema produttivo. Non deve essere il ricercatore a inseguire il brevetto, ma devono essere le imprese a rivolgersi alla ricerca per rispondere ai propri bisogni, in linea con i grandi modelli internazionali.
Un approccio che renderebbe il trasferimento tecnologico più efficace e naturale, rafforzando il legame tra innovazione scientifica e sviluppo economico.
Le sfide globali: acqua, sostenibilità e diplomazia
Tra i temi affrontati anche le grandi sfide contemporanee, a partire dalla crisi delle risorse idriche. Lenzi ha parlato di una vera e propria “epoca della bancarotta idrica”, sottolineando come il CNR sia già impegnato nello sviluppo di tecnologie per la produzione e il recupero di acqua anche in contesti aridi, contribuendo così a rispondere a una delle emergenze globali più urgenti.
In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, la scienza assume anche un ruolo di mediazione. Secondo Lenzi, il linguaggio scientifico, proprio perché basato su evidenze e dati condivisi, rappresenta oggi uno degli strumenti più efficaci per il dialogo tra Paesi: una vera e propria forma di diplomazia scientifica, capace di costruire ponti dove la politica spesso fatica.
Semplificazione e velocità: le riforme necessarie
Altro nodo cruciale è quello della semplificazione amministrativa. La scienza è competizione e cooperazione, ma oggi richiede anche velocità. Lenzi ha sottolineato come l’attuale applicazione del codice degli appalti e della burocrazia italiana possa rallentare in modo significativo l’attività di ricerca, anche per acquisti semplici.
Da qui l’idea di dare vita a un percorso, insieme ad ANAC, volto a individuare strumenti più rapidi e adeguati alle esigenze del settore, accompagnati da un processo di digitalizzazione e riorganizzazione interna già avviato al CNR e accolto con grande favore.
La ricerca pubblica come motore del Paese
In conclusione, Lenzi ha affermato e difeso il valore strategico della ricerca pubblica, un elemento essenziale non solo per l’innovazione tecnologica ma anche per il miglioramento delle politiche pubbliche e della qualità della vita. Anche gli oggetti che utilizziamo ogni giorno nascono dalla scienza. La ricerca può offrire strumenti, competenze e visione a supporto delle istituzioni, configurandosi come un vero driver di crescita per il Paese.
Un messaggio chiaro: investire nella scienza significa investire nel futuro.
Chi è Andrea Lenzi
Andrea Lenzi (Bologna, 1953) è un medico, accademico e ricercatore italiano, professore emerito di Endocrinologia presso l’Università di Roma “La Sapienza” e, dal luglio 2025, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), il principale ente pubblico di ricerca in Italia.
Laureato in Medicina e Chirurgia nel 1977, si è specializzato in Endocrinologia, Andrologia e Fisiopatologia della riproduzione umana, svolgendo attività di ricerca anche presso istituzioni internazionali come l’Istituto Pasteur di Parigi e la Burn Hall Clinic di Cambridge.
È autore di oltre mille pubblicazioni scientifiche e rappresenta una figura di riferimento a livello internazionale nel campo delle scienze biomediche.
Nel corso della sua carriera ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali di rilievo, tra cui la presidenza del Consiglio Universitario Nazionale (CUN) e del Comitato Nazionale dei Garanti per la Ricerca, oltre alla guida del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
È inoltre promotore di iniziative internazionali sul rapporto tra salute e ambiente urbano, in qualità di Chairman della Cattedra UNESCO sull’Urban Health e guida del Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita della Presidenza del Consiglio dei Ministri..
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